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USA - Pennsylvania (1ˆ parte)
Testo e foto di Tiziano Cantatore e Claudio Falanga

L'aereo si prepara all'atterraggio con una virata, che mette in bella mostra, sotto di noi, Philadelphia. Nelle orecchie, come un mantra, continua a risuonare la musica e la voce di Springsteen, lenta e triste di “Streets of Philadelphia”.

“...La notte è scesa, sono sdraiato sveglio
Sento che me ne sto andando
Quindi ricevimi, fratello, con il tuo bacio senza fede
Altrimenti ci lasceremo soli a vicenda così
Sulle strade di Philadelphia...”

Quale città ci avrebbe accolto?

Temevamo l'impatto con una metropoli altamente industrializzata, indaffarata e distante, regno del business soffocante, immaginavamo una città caotica, stereotipo di un'America fin troppo nota.

 Niente di tutto questo; ci attendeva un centro urbano meraviglioso, pieno di vita, di gente amichevole, vivibile, ricco d'arte, di belle case, cultura, ristoranti... Philly, come la chiamano gli americani, sarebbe divenuta il palcoscenico ideale, straordinario, dove iniziare un fantastico tour in Pennsylvania.
“streets of Philadelphia”
Ritiriamo le due Harley Davidson da Brian’s, un efficientissimo concessionario Harley appena fuori Philadelphia. Un centro comprendente officina, negozio, reparto vendite, noleggio, con in mostra accessori a perdita d’occhio, persino un angolo bar e decine e decine di moto in attesa di un entusiasta proprietario. Le nostre compagne di viaggio sono due Electra Glide, una di colore rosso e una nera, tutte due equipaggiate di borse, bauletto, cruise control, radio e lettore cd: magnifiche!

 Una volta in sella, ci troviamo subito proiettati nel traffico delle circonvallazioni che stringono la città, ma l’ingresso si rivela più facile del previsto. A bordo delle moto l’emozione è subito palpabile: l’America, con le sue strade, ci proietta sul set di un film che tante volte abbiamo visto e le due Harley sembrano guidarci in un connubio perfetto.

 Philly non è difficile da girare, infatti, presa confidenza con la segnaletica, ci buttiamo a capofitto con le moto per la città, in mezzo ai grattacieli, ai larghi viali, percorrendo piazze e strade alberate, costeggiate da case in stile coloniale e contemporaneo. Vediamo la città universitaria, i locali bohémien e nella parte meridionale della città visitiamo il variopinto mercato italiano, tra bancarelle e negozi stracolmi di merce di ogni genere.

 Tanti i ristoranti multietnici e naturalmente la Philadelphia storica, racchiusa nell’Indipendence National Historic Park, dove non ci si può sottrarre ad una visita alla Liberty Bell, la famosa “campana della libertà” fatta suonare la prima volta in occasione della lettura della Dichiarazione d’Indipendenza.

 Tutta la Old City è ricca di storia, di gallerie e antiquari disseminati in mezzo ad attività commerciali tra le più varie. Numerosi anche i “murales” che incontriamo: giganteschi, coloratissimi e straordinario esempio di arte urbana.

 Ci fermiamo con le moto in una piazza enorme, dove spicca il Philadelphia Museum Of Art, considerato tra i più interessanti musei della nazione, famoso anche per l’immensa scalinata dove nel film Rocky, Sylverster Stallone è ripreso mentre si allena.

 Due sono i fiumi che praticamente racchiudono il cuore della città: lo Schuylkill River e il Delaware River. Nonostante il tempo non sia tra i migliori scattiamo alcune foto suggestive vicino ai corsi d’acqua che caratterizzano l’aspetto paesaggistico della città.

 Mentre consultiamo una cartina stradale, fermi ad un angolo della city, più volte si fermano persone che ci offrono un disinteressato aiuto: anche questo è un aspetto della cordialità che aleggia in questa accogliente città.

 La sera non c’è che l’imbarazzo della scelta per dove cenare. Un ristorante “trendy” con cucina eccellente in Washington Square, oppure un gustosa cena al Messicano “El Vez” dove fa bella mostra una moto luminosa sopra il bancone del bar, oppure una puntata da Warm Daddy’s dove il cibo è così così, ma il blues che potete ascoltare è davvero strepitoso.

 A malincuore lasciamo per ora Philadelphia (ci ritorneremo a fine tour) che ci ha rapidamente conquistati. Ma il nostro viaggio prosegue, la meta è Lancaster, centotrenta chilometri da percorrere verso ovest.

 Nella parte sud orientale della Pennsylvania la cittadina di Lancaster ci accoglie in maniera sorprendentemente piacevole. Belle case di tipo coloniale, viali alberati e una “main street” con molti negozi.

 Per noi motociclisti gli incontri non sono mai casuali, ma fanno parte di uno strano incrocio di destini, di anime perse per il mondo, che inevitabilmente un giorno o l’altro necessariamente devono trovarsi (succederà spesso in questo tour negli States). E’ il caso dell’incontro con Jeff.

 Ci appare con la sua Vespa 125 rossa, d’annata e la faccia buffa e curiosa. Capisce subito che siamo alla ricerca di qualcosa. Si accosta e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Per noi, persi in un dedalo di stradine che ci appaiono inestricabili, è una manna dal cielo. Gli chiediamo come raggiungere il B&B (lo straordinario Secret Garden B&B) che ci ospiterà nella nostra permanenza a Lancaster. Si offre di guidarci lui, attraverso la selva di sensi unici che caratterizzano la viabilità cittadina.

 Jeff diventerà da quel momento, la nostra guida per i giorni di permanenza nel “Dutch Country”, una guida speciale, che saprà condurci con entusiasmo, competenza ed estremo rispetto, nel cuore della terra degli Amish.

La comunità religiosa degli Amish (mennoniti ortodossi di lingua tedesca) perseguitata nella nativa Svizzera, si è stabilita in Pennsylvania agli inizi del Settecento. Qui vivono da allora, rifiutando ogni privilegio del mondo moderno (auto, trattori, elettricità, televisone, radio, computer...) e impostando le loro regole di vita unicamente sulla Bibbia. Vestono con semplici abiti neri, si spostano su piccoli calessi trainati da cavalli, mentre i più giovani si spingono su di un essenziale e curioso “monopattino”. La loro vita è scandita dal lavoro nei campi e dalle funzioni religiose la domenica in chiesa. Il contrasto con lo stile di vita moderno statunitense è notevole e stridente, ma proprio per questo, le scelte così radicali di questa comunità, appaiono coraggiose e degne del massimo rispetto.

 Gli Amish, inevitabilmente, rappresentano anche un’attrazione turistica. Purtroppo questo interesse rischia a volte di violare la loro privacy e di interferire forzatamente sui loro credo religiosi. Non ultimo il fatto che gli Amish non gradiscono essere fotografati in viso.

 Accompagnati da Jeff, che abbandona la sua Vespa per saltare con entusiasmo sulla nostra Harley, possiamo addentrarci su strade secondarie, costeggiare gli immensi campi coltivati a cereali e vedere gli allevamenti di bestiame su strade che tagliano magicamente la campagna. Qui è facile incontrare il popolo degli Amish, incrociare i loro sguardi e rispondere ad un loro timido saluto. In questo angolo rurale della Pennsylvania abbiamo fermato le nostre moto e trascorso molte ore di una domenica pomeriggio, osservando, lontano all’orizzonte, spiccare le figure di bimbi Amish mentre giocano all’aperto, degli adulti mentre rientrano dalle funzioni religiose sui calessi, e poi ancora incrociare gli sguardi curiosi dei più giovani e quelli imbarazzati delle adolescenti che ci capitava d’incontrare. In quella campagna così serena e particolare, ci siamo sentiti sicuramente noi gli estranei, noi stessi gli individui fuori luogo e fuori dal tempo. Molte volte abbiamo volutamente rinunciato a scattare fotografie, venendo meno al nostro impegno di reporter, tenendo per noi quei particolari momenti di una quotidianità Amish, che solo così potevamo percepire profondamente.

 In quegli attimi guardavamo Jeff, che soddisfatto dalla nostra scelta di non interferire, sorrideva sornione ripetendo a bassa voce “respect please... respect”.

 Se avete visto il film “Witness” (Il testimone) quello con Harrison Ford, vi ricorderete senza dubbio, le immagini suggestive di questi posti. Il villaggio di Intercourse, dove sono state girate molte sequenze del film, percorso dalle nostre moto. In quei momenti abbiamo provato una sensazione particolare, come trovarsi sospesi tra la realtà del momento e il ricordo della vicenda cinematografica.

 In tutta la Contea di Lancaster è possibile degustare la cucina degli Amish, caratterizzata da prodotti semplici e genuini. Le donne, oltre a preparare conserve e piatti gustosi, lavorano manufatti quali coperte, borse, cuscini, realizzati rigorosamente mano e con i colori dalle mille tonalità.

 Nella città di Lancaster, al Central Market, gli Amish commerciano alcuni dei loro prodotti caratteristici, un’occasione per calarsi in questa realtà e per una visita interessante in questo coloratissimo mercato coperto che si tiene solo nella mattina del sabato.

 Altri luoghi, con risvolti storici, sono i ponti coperti (Covered Bridge) dislocati in vari punti nell’area del Dutch Country. I ponti risalgono al secolo scorso e sono costruiti in legno, coperti per proteggerli dalle intemperie, sono conservati come un prezioso patrimonio storico. Luoghi suggestivi, silenziosi e coinvolgenti nella loro semplicità. Le nostre moto in un sottile viaggio nel tempo, sfilano educatamente lungo questi percorsi che difficilmente riusciremo a dimenticare. 

Da Lancaster prendendo la US 30 si arriva con facilità, dopo poche miglia, a York, una cittadina con molte fabbriche, industrie alimentari, alcune case tipiche e numerosi murales davvero molto artistici e particolarmente belli. Ma l’attrazione veramente speciale, per noi motociclisti, è la Factory dell’Harley Davidson, una leggenda non solo per l’America.

 La fabbrica rappresenta un polo attrattivo di estrema importanza per tutta la zona e per tutto il Paese. Non a caso i controlli per visitare la fabbrica sono estremamente accurati (metal detector, ecc.) e minuziosi. L’Harley in effetti è il simbolo dell’America motociclistica, un marchio che rappresenta la mobilità su due ruote di un intero paese e che identifica un’intera Nazione. La visita alla fabbrica ci impegna completamente la mattinata e dopo aver assistito a una presentazione filmata della storia dell’Harley, in una apposita sala di proiezione, passiamo reparto per reparto alla visita vera e propria, assistendo entusiasti ad ogni fase della lavorazione. Si parte dalla scelta delle materie prime, fino alla messa in strada completa, di fiammanti Electra Glide come quella che abbiamo l’onore di pilotare sulle strade americane durante il nostro tour. All’uscita della fabbrica incrociamo gruppi di harleysti in “pellegrinaggio” in una festa di moto e di entusiasti bikers. A cavallo delle nostre Harley, che ora ci pare di conoscere ancora meglio, prendiamo la US 30 vera e propria arteria di collegamento della Pennsylvania del sud.

 Rinunciamo a dirigerci in direzione Harrisburg, capitale dello stato della Pennsylvania, prediligendo una località più piccola ma di importante interesse storico: Gettysburg.

 Da York dobbiamo raggiungere appunto Gettysburg dove tutto ruota in ricordo della famosa battaglia, intrapresa tra nordisti e sudisti, svoltasi nel luglio del 1863, durante la guerra civile americana. Gli eventi storici, che videro protagonisti l’esercito confederato del generale Robert E. Lee e quello del Nord del generale G. Meade, culminarono in una delle più sanguinose battaglie della storia americana. Sempre a Gettysburg il presidente Abraham Lincoln pronunciò il famoso discorso alla Nazione “l’immortale Gettysburg Address”. L’atmosfera particolare di questa tranquilla cittadina, complici gli importanti avvenimenti storici accaduti in questi luoghi, è palpabile ovunque, dalle strade ai monumenti, e naturalmente nei negozi che espongono ogni tipo di gadget e souvenir riferito alla battaglia. Se si è alla ricerca di suggestioni notturne è possibile partecipare ai “Ghost Tour”, delle visite guidate attraverso la cittadina che si svolgono a lume di lanterna.

 Il Gettysburg National Military Park include, coi suoi venti chilometri quadrati di superficie, l’area dove si svolse effettivamente la battaglia. Sul posto è stato allestito un esauriente “Visitor Center”, comprendente un museo con sale dedicate a proiezioni multimediali: una “full immersion” imperdibile per gli appassionati di storia americana.

 Il tempo non è clemente e la nostra visita ai luoghi della battaglia, avviene in un’atmosfera surreale, accentuata da un clima autunnale che induce alla riflessione sulle battaglie e le guerre di tutti i tempi.

 Alla sera una piacevole cena al “Dobbin Restaurant”, un caratteristico locale di Gettysburg, si conclude con l’apparizione di un sosia del presidente Lincoln ad intrattenere gli astanti. La suggestione ora è davvero completa!

 Lasciata Gettysburg il nostro percorso in Pennsylvania ci indirizza verso una nuova grande città:
Pittsburgh.
L’itinerario per raggiungere questa località ci permette di attraversare nella Pennsylvania meridionale, le Appalachian Mountains.

 In realtà la strada, la US 30, non si sviluppa su un percorso strettamente montano, ma è un continuo sali-scendi tra colline in mezzo alla natura, intervallate da villaggi caratteristici: una strada entusiasmante, attraversata con le due Electra Glide che filano in armonia con il paesaggio. Il manto d’asfalto passa dritto come un fuso i boschi dai mille colori. Peccato che ancora il tempo non sia dei migliori e il tragitto per percorrere qualche centinaia di miglia, diventa più faticoso del previsto.

 L’arrivo in serata nei pressi di Pittsburgh, ci trova un po’ affaticati e l’ingresso nella città non è dei più agevoli causa il traffico e svincoli diabolici da cogliere al volo. Ci fermiamo in periferia, ai bordi di una strada nei pressi di un incrocio, per raccogliere qualche informazione sul percorso, quand’ecco, come nei più caratteristici film americani, sopraggiungere e fermarsi dietro di noi, una macchina della Polizia. I nostri sguardi si incrociano come a dire: “Ci siamo: due motociclisti su Harley Davidson con targa americana, ora ci riserveranno il trattamento che abbiamo visto tante volte nei telefilm: sbattuti contro la macchina della polizia per una perquisizione.

 Dall’auto scende invece un poliziotto con un sorriso grande come una casa.
“Ci siamo persi” – ci affrettiamo a dirgli – precisando di essere italiani.
“L’avevo capito” – ci dice il policeman – “Nessun motociclista americano vestirebbe così elegante! In cosa posso esservi utile!?”

 Forte no? Ci fornisce un sacco di indicazioni, ci saluta dandoci la mano e ci guida fino allo svincolo successivo. Rincuorati da quella inaspettata gentilezza raggiungiamo Pittsburgh attraverso ponti di acciaio che solcano i due fiumi, l’Allegheny River e il Monongahela River, sullo sfondo grattacieli illuminati in uno skyline fantastico: Pennsylvania ti adoro!

Pittsburgh, città dell’acciaio, dal passato fortemente industriale è oggi un centro che merita di essere visitato. La nostra permanenza si rivelerà molto interessante e ricca di incontri.

 La città è piuttosto estesa e i punti di interesse sono un po’ ovunque, ma non è facile girarla in moto. Noi ci proviamo, supportati dalla fortunata conoscenza di Domenic e Asaka che lavorano presso il centro del turismo locale. Con il loro aiuto raggiungiamo, a bordo della nostra moto, Mount Washington dove è possibile godere di una superba vista dell’intera città: uno spettacolo entusiasmante!

 Ma non è tutto. Con le nostre guide, sensibili ai nostri interessi turistici, ci dirigiamo nel cuore del South Side e nel centro (Golden Triangle), giriamo per negozi e conosciamo delle realtà locali interessanti e caratteristiche. Una stupenda colazione da Enrico’s Biscotti ci riporta per un attimo la fragranza del gusto italiano: un vero cappuccino accompagnato dagli artigianali biscotti che Larry (italoamericano doc) ci offre con una commovente ospitalità. Tutta la zona di Penn Ave è disseminata di locali di italoamericani e di prodotti italiani. Ma lo stupore è totale nel visitare lo store Pennsylvania Macaroni Co, importatore e distributore di prodotti alimentari italiani. Il simpaticissimo gestore – che insolitamente parla l’italiano in modo fluente – ci mostra la vastità di prodotti del nostro Paese acquistabili in loco. Pasta, salumi, dolci, olio, formaggi (centinaia e centinaia di varietà) e una mozzarella preparata quotidianamente per i clienti. Ci propongono gustosi assaggi e si parla del lavoro duro ma formidabile dei nostri emigrati. Da lì non veniamo via senza prima accettare un caffè (un espresso vero) che ci viene offerto con grande entusiasmo. Sono tanti gli emigrati o i discendenti da famiglie italiane che hanno trovato occupazioni, anche di prestigio, in quest’angolo d’America. Il loro amore per l’Italia è qualcosa di commovente che non ci lascia indifferenti.

Pittsburgh è ricca di musei e di attrattive, ma qualcosa di imperdibile è il Museo dedicato a Andy Warhol. L’artista ha vissuto gran parte della sua vita a New York ma è nato a Pittsburgh che giustamente gli ha dedicato questo importante museo. La nostra guida per l’occasione è la simpaticissima Asaka, giapponese che da diversi anni vive a Pittsburgh, con lei ci proiettiamo in tutte le sale del museo che visitiamo euforici ed entusiasti. Per gli amanti della Pop-Art, o della cultura in genere, è una meta assolutamente da non perdere. C’è ancora tempo per vedere la zona universitaria di Oakland e nel North Side lo stadio, regno incontrastato della squadra degli Pittsburgh Steelers. Da Pittsburgh ci aspetta un lungo trasferimento per raggiungere Bradford, l’Allegheny National Forest e la Route 6, considerata una delle più spettacolari strade del Paese.

 Tutti ci mettono in guardia su uno dei pericoli maggiori, per noi motociclisti in transito su queste strade: i cervi. Si, avete capito bene, quei grossi bestioni con tanto di corna, grandi come asinelli, che imprudentemente attraversano le strade dell’intera Pennsylvania, in particolar modo al nord. In effetti il pericolo esiste: eccome! Si rischia, non tanto di investire un cervo proprio mentre questi attraversa la strada, ma di trovare l’animale già morto, perchè travolto da un auto o da un enorme truck, proprio in traiettoria. Per noi motociclisti questo è il pericolo maggiore, tant’è che proprio questa è la causa di maggior incidenti su due ruote in Pennsylvania. Dopo averne schivato miracolosamente qualcuno, l’apprensione diventa il pensiero dominante dei nostri prossimi trasferimenti: un vero incubo! Teniamo una media sotto il massimo consentito e gli occhi sgranati in continua perlustrazione all’orizzonte. Da qui in avanti, ogni qualvolta saliremo in moto, la parola d’ordine sarà: “occhio al cervo”.

 ...fine prima parte